Petizione contro le trappole per cavalli selvatici in Galizia

2009-04-02_IMG_2009-03-26_00.55.50__873368.jpgUna proposta presentata al Parlamento della Galizia, in Spagna, chiede il sostegno di tutti i membri per combattere il posizionamento di tagliole e altri dispositivi di tortura dei cavalli selvatici. Il 26 febbraio scorso, i deputati del Bng (Blocco nazionalista galiziato) hanno chiesto l’azione del governo locale contro le trappole per equini. Questo metodo crudele e illegale di immobilizzazione, definito “pexas”, consiste in pezzi allungati di legno di due metri di lunghezza, con un’apertura ad un’estremità, creati per far entrare e poi bloccare una delle due zampe anteriori del cavallo. Questi manufatti sono inchiodati agli zoccoli dei cavalli e li inducono a grandi sofferenze. Ma oltre al dolore, causano ferite, infezioni e altre malformazioni, perché la barra limita i loro movimenti. I cavalli sono costretti a camminare in modo innaturale, impoverendo le loro capacità: sono quindi facile preda per i predatori o, nel caso di incendi, vengono bruciati vivi e muoiono senza possibilità di fuga. Oppure, ancora, possono rimanere bloccati in montagna e lentamente morire di fame ed essere investiti dai veicoli per strada. Dopo i gravi incendi avvenuti in Galizia nel 2006, le autorità hanno creato diverse regole per evitare questa pratica. Tuttavia, dopo sette anni e diversi decreti legislativi, la situazione rimane invariata: molti dei cavalli non vengono identificati e le indagini giudiziarie sugli eventuali abusi sono difficili.

L’Asociación Animalista Libera, con il sostegno e la collaborazione della Fondazione Franz Weber, ha lanciato nel 2012, attraverso la piattaforma www.senpexas.info, 78 denunce e ha individuato più di 130 cavalli intrappolati e incatenati.

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Firma per chiudere il canile lager di Cernavoda

images.jpgSave the Dogs and other Animals

Da dieci anni Save the Dogs chiede la chiusura di questa struttura, dove circa 150 cani e un numero sconosciuto di gatti vive in condizioni terribili, tra sporcizia, mancanza di cibo e di cure veterinarie. Il canile si trova nel quartiere più povero della città, dove alimenta il randagismo (i cani non sono sterilizzati) e fa ammalare di rogna e di cimurro animali di proprietà e randagi.
Il Comune di Cernavoda ha revocato la concessione del terreno all’associazione Spike e ha chiesto alla nostra associazione di prendersi cura degli animali sotto sfratto, cosa che Save the Dogs farà nonostante il periodo difficilissimo dal punto di vista finanziario. Questa petizione intende sostenere la decisione dell’amministrazione comunale, che è stata fatta nell’interesse degli animali e di tutta la cittadinanza. Tornare sui propri passi sarebbe un grave errore.

Clicca qui per firmare la petizione!

Petizione contro le Corralejas, le terribili corride colombiane

fd.jpgCorraleja è un vocabolo criollo che deriva quasi certamente dalla parola “corral”. Indica lo spazio in cui si svolge questo assurdo “spettacolo” simile ad una corrida, nato ai primi del milleottocento nei dipartimenti colombiani di Sucre, Cordoba e Bolivar. L’idea fu dei signori del bestiame che per sentirsi più vicini alla Spagna introdussero nelle loro feste questa variante sudamericana della corrida. Nel 2009 questa barbarie è stata dichiarata Patrimonio Culturale Nazionale. Il toro viene umiliato, maltrattato, deriso. Ma a differenza della corrida spagnola, non viene ucciso. Ci rimettono la vita però decine e decine di sbandati, a volte completamente ubriachi e persone che cercano i due minuti di popolarità sfidando i tori, reclamando poi dal pubblico qualche spicciolo come premio. Tremende però le conseguenze, molti anche i feriti. Durante queste corride, non è raro vedere i cavalli dei picadores incornati dai tori e lasciati agonizzare nell’arena. 

Nell’agosto del 2010 la Corte Costituzionale colombiana fu chiamata a decidere la sorte degli spettacoli con animali: corride, combattimenti con galli, corralejas e coleos. Non li abolì, ma ci andò molto vicina, solo sei voti a favore. Impose però delle restrizioni affinchè in questi spettacoli gli animali fossero più tutelati. Tutto però è rimasto come prima, i tori non godono di nessuna tutela e la gente continua a morire ed essere ferita gravemente (ovviamente nessuno gli impone di partecipare).

Firma la petizione!!! Clicca QUI

Attenzione immagini forti 

Articolo tratto da: La stampa del 2011

Stop al maltrattamento e uccisione dei levrieri in Spagna! Petizione da firmare

comunique-galgo.jpgOgni anno migliaia di levrieri vengono allevati, usati per attività venatoria e poi massacrati dai cacciatori spagnoli; l’utilizzo dei levrieri per la caccia è una pratica vietata nel resto d’Europa. I maltrattamenti gravi e sistematici che questi animali sono costretti a subire durante la loro vita hanno provocato proteste in tutto il mondo, ma il governo spagnolo nega i fatti e respinge le prove presentate negli ultimi dieci anni dalle associazioni protezionistiche, spagnole e internazionali. Si chiede il divieto di utilizzare i Galgo e Podenco per la caccia. Le sofferenze dei levrieri spagnoli, peraltro ben documentate, sono indegne di un Paese membro dell’Unione Europea.

Potrete leggere un interessante articolo sui levrieri qui oppure guardare questo video (attenzione però contiene immagini particolarmente dure).


FIRMATE LA PETIZIONE, ORA!

Sabato 9 giugno a Strasburgo, davanti al Parlamento Europeo dalle 14 alle 17, si svolgerà una manifestazione proprio contro questa strage.

Penelope Cruz contro le pellicce

ffs.JPGPenelope Cruz prende parte alla campagna della Peta contro le pellicce della Peta (People for the ethical treatment of animals).  L’attrice chiede alle fashioniste di tutto il mondo di unirsi a lei nella lotta contro l’estrema crudeltà usata sugli animali da pelliccia. Nel cartellone affisso a Madison Square Garden a New York, mostra la Cruz con la testa voltata dietro le sue spalle nude accanto alle parole ‘Give fur the cold shoulder’ (Volta le spalle alla pelliccia). Il cartellone pubblicitario resterà collocato a New York per tutta la durata della settimana della moda newyorkese dal 9 al 16 febbraio. Campagne simili si svolgeranno anche a Londra e a Milano. Nella collezione moda disegnata con la sorella per la catena spagnola Mango non c’è nessun capo realizzato con il pelo degli animali e ha sempre condannato l’uso delle pellicce vere nell’abbigliamento. Circa l’85% dei pellami per l’industria della pelliccia proviene da allevamenti angusti, piccole gabbie metalliche e sporche in cui sono tenuti gli animali prima di essere uccisi con i metodi più economici possibili: asfissia, folgorazione, gassificazione e avvelenamento, alcuni invece muoiono sbranati o si automutilano. Stessa sorte per gli animali selvatici, che non hanno vita facile, soffrono per giorni, dissanguati, disidratati e congelati. La Peta, tramite il suo sito, fa sapere che anche cani e gatti sono oggetto di torture simili, catturati dall’industria di pellicce cinesi che contraffanno le etichette per venderle a ignari clienti in tutto il mondo. 

Speranza per i cani randagi in Ucraina?

A-dog-by-a-poster-reading-007.jpgGrazie alle petizioni (vedi link) ed email di sdegno contro il massacro dei cani randagi in Ucraina, arrivate da tutto il mondo, sembra finalmente che le autorità ucraine vogliano dare una speranza agli animalisti ma soprattutto agli animali, porrendo fine a queste atrocità. Molti i messaggi arrivati fino a Kiev di persone indignate, tra cui anche la possibilità di boicottare Euro 2012 in programma a giugno in Polonia e Ucraina. Il primo a dare un segnale incoraggiante è stato il ministro dell’Ambiente, Mykola Zlochevsky che giovedì, rivolgendosi pubblicamente ai sindaci di tutte le città dell’Ucraina, ha detto: «Fermiamo l’uccisione di quei poveri animali randagi per mezzo anno e costruiamo insieme dei canili». Questa – ha detto John Ruane, responsabile di Naturewatch al Guardian – è una fantastica vittoria per l’Ucraina, i suoi cittadini e i suoi animali». Ma non bisogna abbassare la guardia. Naturewatch, ad esempio, continuerà la sua campagna di sostegno ai cani ucraini offrendo a tutti la possibilità, con pochi euro di garantire il sostentamento di un cane, in un rifugio, per una settimana. Ricordiamo che tutt’oggi i cani randagi vengono avvelenati, catturati e poi gettati nei forni crematori e a detta di qualcuno, ancora vivi (vedi link). Tutto questo per “liberare” le strade dell’Ucraina dai randagi in favore della manifestazione sportiva, facendo sembrare tutto perfetto agli occhi di tifosi e turisti.

Foto:TheGuardian

Petizioni e mail contro il massacro dei randagi in Ucraina

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Riceviamo da: chiara@enpaparma.it

La città di Lysychansk (Ucraina Est) ha “ben pensato” che per ripulire le strade dai randagi prima dell’evento calcistico Eurofoot 2012, c’è un modo facile e sbrigativo: bruciare i randagi vivi. Le autorità ucraine stanno usando dei forni crematori mobili per sterminare questi “parassiti”. Gli animali catturati vivi vengono infilati nel forno mobile crematorio a 900°. E’ per questo che si lancia questo appello di sdegno al presidente Yanukovych.

Hai firmato queste petizioni?

http://www.thepetitionsite.com

http://www.firmiamo.it

Il testo del messaggio in italiano

Sig. Presidente,
è inaccettabile che un paese che si definisce civile stabilisca di “fare pulizia ” delle strade con la soppressione dei cani vaganti , nella convinzione di dare decoro alle città. Il sistema di cattura e di soppressione dei cani stabilito, di cui si ha notizia, rappresenta una vergogna per il suo popolo.
Da cittadini europei civili non possiamo e non vogliamo rimanere indifferenti davanti ad una simile azione: proviamo rabbia, indignazione e vergogna per voi.
Chiediamo che tale decisione sia immediatamente revocata.
Contiamo sul Suo senso di responsabilità. 

*****************

Email da copiare e mettere negli indirizzi per mandare il messaggio:

lovochkin@apu.gov.ua; pr_chepak@apu.gov.ua; dei@apu.gov.ua; mtm@apu.gov.ua

********* Testo da copiare in russo, qui sotto.  

Президенту Украины Г-ну Януковичу В.Ф

Г-н Президент,
неприемлимо, когда страна, считающая себя цивилизованной, решает “навести чистоту” на улицах, в уверенности облагородить таким образом города, через ликвидацию бродячих собак. Выбранная система отлова и уничтожения собак, о которой идет речь – позор для вашего народа.
Как цивилизованные европейские граждане, не можем и не хотим оставаться равнодушными, наблюдая за подобными действиями: нас переполняют гнев, негодование и стыд за вас.
Просим немедленной отмены данного решения, рассчитывая на Ваше чувство ответственности.

Член Национальной Организации защиты животных


Giappone: al via il massacro dei delfini

SaveJapanDolphinsLogo.jpgDa Roma a New York, da Amsterdam a Mosca. Il mondo si mobilita contro la mattanza dei delfini di Taiji (Giappone) che, come ogni anno, riparte il 1 settembre. Nella capitale gli attivisti della Protezione Animali, che coordina la campagna internazionale in Italia, a partire dalle ore 11.00 presidieranno – insanguinati e vestiti a lutto – la sede dell’ambasciata giapponese in via Quintino Sella 60 per chiedere lo stop al massacro. «Tra tursiopi, grampi, globicefali, oltre 23 mila piccoli cetacei perdono la vita nella “Baia della Morte” tra atroci sofferenza – spiega Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa -. Alla mattanza scampano soltanto gli esemplari più piccoli, non per tornare a una vita libera ma per essere venduti a circa 150-170 mila dollari ai delfinari di tutto il mondo. Dopo la cattura i cuccioli saranno sottoposti all’addestramento basato sulla deprivazione alimentare che li obbligherà a eseguire ridicoli esercizi e a compiacere spettatori, troppo spesso ignari di contribuire a condannare all’ergastolo creature innocenti che appartengono al mare.»

«Ciascuno di noi può fare la sua parte aderendo alla giornata mondiale di mobilitazione – prosegue Ferri -. Chi non fosse in grado di intervenire alla manifestazione può contribuire al passaparola su internet e firmare la petizione su facebook . E’ di fondamentale importanza riuscire a raggiungere la “massa critica” per spingere il governo nipponico fermare una volta per tutte la mattanza. (Comunicato Enpa- 30 agosto)

Anche il Ministro degli Esteri Franco Frattini lancia un appello sul suo blog Diario Italiano. ”Nonostante le proteste giunte da ogni parte del mondo, assisteremo ancora una volta a questo esercizio di violenza gratuita che e’ ora di arginare”, si legge sulla pagina del ministro.


Mail di protesta contro il grave caso a Gravina di Puglia

6243_Ciccio_e_Spino.gifInoltriamo con la speranza che altri si uniscano al grido d’allarme lanciato sul sito della Lega Nazionale per la Difesa del Cane,grazie a chi perderà 2 minutini per mandare una semplice mail,senza insulti o minacce ovviamente.

Clicca qui per leggere la storia

La Lega Nazionale per la Difesa del Cane invita i cittadini italiani che hanno a cuore la tutela degli animali ad esprimere il proprio educato ma fermo dissenso al gravissimo caso accaduto a Gravina di Puglia alle seguenti e-mail:

comunicazione@comune.gravina.ba.it
segreteria.sindaco@comune.gravina.ba.it
polizia.municipale@comune.gravina.ba.it
segreteria.presidente@regione.puglia.it
gabinetto.presidente@regione.puglia.it
segreteria.salute@regione.puglia
segreteria.sindaco@comune.gravina.ba.it
comunicazione@comune.gravina.ba.it
segretariogenerale@comune.gravina.ba.it
info@gravinalife.it
info@altamuralife.it