Dog’s Hotel di Trani sotto sequestro: era un lagher

sd33333333333.jpgVivevano in pessime condizioni gli oltre 500 animali fra cani, maiali, galline, tacchini e anatre trovati fra rifiuti, deiezioni, carcasse, intenti a divorarsi tra loro. Il canile privato “Dog’s Hotel” di Trani, è stato così messo sotto sequestro dai carabinieri dei Nas a seguito di un’ispezione condotta insieme agli operatori dell’Unita’ operativa per la tutela degli animali del Ministero della Salute. L’ispezione della struttura, gestita dalla famiglia Malcagni, è stata chiesta dalla senatrice del M5S Paola Taverna, che a sua volta aveva ricevuto delle segnalazioni da parte della Lega del Cane di Andria e dell’Ufficio Garante Diritti degli Animali (Ugda). Come riporta La Repubblica, il nome di Riccardo ds43.jpgMalcangi, era già noto alla cronaca per la morte di Ersilia Maldera, nonna dell’uomo, sbranata da alcuni cani nel 2008. Alla fine di quello stesso anno, Malcangi ebbe ulteriori guai giudiziari poiché accusato di molestie e stupro dalla badante romena dell’anziana vittima. Tali vicissitudini non scoraggiarono però otto comuni della zona dall’inviare regolarmente in convenzione al  Dog’s Hotel i propri randagi, probabilmente per i bassi costi richiesti per il loro mantenimento. Le due associazioni animaliste Lega Nazionale per la Difesa del Cane e Ugda, che avevano chiesto l’ispezione del canile, sono state nominate custodi giudiziari.

“Canili  – sottolinea Piera Rosati, presidente della Lega Nazionale per la Difesa del Cane – nei quali gli “ospiti” vengono ammassati a caso in gabbie super affollate senza rispettare alcun criterio etologico, caratteriale, sanitario. Canili dove nessuno provvede a curare gli animali dalle patologie da cui sono affetti, dove non si procede alle  sterilizzazioni, dove le adozioni vengono consapevolmente rese impossibili per non perdere la “diaria”. Canili dove nessuno degli obblighi previsti dalla normativa vigente è mai applicato. L’elemento più allarmante è che tutto ciò avviene nella totale indifferenza di Regione, Comuni e Asl che, proprio per legge, sono i responsabili di questi animali e quindi sarebbero tenuti a vigilare sul di loro”. Come innumerevoli esperienze insegnano, i gestori di queste inumane prigioni non hanno alcun interesse alla risoluzione del problema “randagismo”, che rappresenta per loro una lauta e inesauribile fonte di guadagno.

Ex Canile lager di Cremona: processo per sei persone

Immagineg.JPGCREMONA – Nel canile comunale di Cremona dal 2005 al 2009 sarebbero stati uccisi per crudelta’ e senza necessita’ numerosi cani, addirittura intere cucciolate e gatti. Circa trecento animali all’anno e’ la stima in difetto che fa la procura della Repubblica di Cremona. Trecento animali morti ingiustificati ed illegittimi causati o con il Tanax (farmaco eutanasico) o con il Pentothal Sodium in quello che e’ diventato tristemente noto come canile lager’. Per questo, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Maurizio Guerrini e Cheti Nin, ex presidente e sua vice dell’Associazione Zoofili Cremonesi, che con una convenzione siglata con il Comune gestirono il Rifugio del cane fino al 3 marzo del 2009, quando al canile si presentarono i carabinieri del Nas. Il rinvio a giudizio e’ stato chiesto anche per le volontarie del canile, Laura Grazia Gaiardi ed Elena Caccialanza, e per i veterinari Michela Butturini e Aldo Vezzoni. L’udienza preliminare davanti al gup del tribunale di Cremona Guido Salvini si terra’ il 22 marzo prossimo. Maltrattamento ed uccisione di animali, esercizio abusivo della professione veterinaria e abuso d’ufficio sono le accuse contestate a diverso titolo. Guerrini e Nin devono inoltre rispondere di malversazione ai danni dello Stato e di appropriazione indebita aggravata. Per l’accusa, non avrebbero destinato alla gestione del canile parte dei contributi pubblici che ogni anno ricevevano dal Comune di Cremona e si sarebbero appropriati delle offerte dei privati e delle somme versate da terzi per uccidere gli animali.


Riportiamo un vecchio articolo de “La Provincia di Cremona”  in data  20-04-10:

Al canile di Cremona, i cani venivano immobilizzati in maniera violenta con corde, lacci e cappi prima di essere uccisi, senza che ve ne fosse motivo. Venivano soppressi con il Pentothal, analgesico non registrato in Italia come eutanasico, ma usato come tale. Forse i cani morivano per choc prima dell’iniezione letale, oppure nel tentativo di divincolarsi “rimasti vittime dei lacci” prima che dell’iniezione. Ecchimosi, ematomi, emorragie sono riferiti nella perizia compiuta dal veterinario Rosario Fico, responsabile della sezione di Grosseto de ll’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana, centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria. Fico è il perito incaricato dal gip Clementina Forleo del tribunale di Cremona di accertare le cause della morte di 25 cani e sette gatti che nel marzo 2009 i Carabinieri del Nas trovarono nella cella frigorifera del canile messo sotto sequestro. Fico ha accertato che 12 cani e due gatti sono stati uccisi con “inoculazione di tiopentale” (di Pentothal Sodium) “senza che i cani manifestassero patologie tali da giustificare la loro soppressione”. Emergono numerosi altri particolari raccapriccianti nella centinaia di pagine della perizia. Si racconta di cinque cani, tra cui un cucciolo, morti per sbranamento. Si evidenzia come nel Rifugio “sia stato dichiarato il falso sulle cause della morte di altri animali”: i cani “risultavano essere stati soppressi, in molti casi, senza una motivazione legittima e dopo aver subito un traumatico contenimento fisico”.