Rimini: parco Briolini, scoperte esche avvelenate

A seguito di segnalazioni, il personale del Comando Stazione di Rimini del Corpo forestale dello Stato ha individuato nel comune di Rimnini nei prati di Parco “Briolini” numerose esche lasciate a terra con lo scopo di provocare la mdsdsorte dei cani che frequentano l’area verde. Purtroppo il fenomeno delle esche o bocconi avvelenati risulta piuttosto diffuso sul territorio riminese come dimostrano i recenti casi a Santarcangelo di Romagna; rilevante è anche l’attività di indagine e di repressione del fenomeno svolta dal CFS che, insieme al Servizio Veterinario regionale, ha, tra l’altro, istituito una banca dati regionali dove vengono classificati tutti gli avvelenamenti riscontrati e tutte le esche ritrovate così da poter collegare tra loro i singoli episodi ed avere più elementi utili per l’individuazione dei colpevoli. In molti casi gli animali colpiti rimangono vittima di tali esche che vengono approntante utilizzando veleni letali di varia natura celati in sostanze alimentari che li rendono così appetibili. Il personale del Corpo forestale dello Stato ha raccolto numerose testimonianze allo scopo di individuare il responsabile di tali atti criminosi, che rischia fino a due anni di reclusione. E’ inutile evidenziare come  queste pratiche possono rappresentare un concreto pericolo non solo per gli animali ma anche per i bambini; l’area in questione è stata bonificata e sarà tenuta in osservazione per i prossimi giorni. Si invitano i proprietari a fare molta attenzione alle aree frequentate insieme ai loro cani e a prendere contatti immediati con il Corpo forestale dello Stato.

corpoforestale.it

La guerra del tartufo: cani finiscono avvelenati

gfgfgfL’OIPA Italia sezione di Campobasso chiede l’intervento del Prefetto Di Menna per fermare la mattanza di cani da tartufo che si sta verificando in provincia di Campobasso. E lo fa con la richiesta (urgente) dell’istituzione di un “tavolo di coordinamento per la gestione degli interventi da effettuare e per il monitoraggio del fenomeno, al fine di garantire una uniforme applicazione delle attività”.

La guerra per la caccia al tartufo in Molise è in corso già da alcuni mesi e non accenna ad arrestarsi. Si tratta di una guerra tra ‘poveri’ dove a rimetterci sono gli amici a quattro zampe, che di colpe non ne hanno, se non quella di fare bene il ‘mestiere’ per il quale sono stati addestrati. Sono sempre di più gli episodi di avvelenamento di massa dei cani da tartufo. Alla base migliaia di euro, ovvero il valore di mercato del tubero, soprattutto quello bianco, il cui prezzo è in continuo rialzo. Il fenomeno si è acuito quest’anno, con l’accentuarsi degli effetti devastanti della crisi sulla tenuta socio-economica delle famiglie. Da qualche parte si devono pur trovare i soldi per andare avanti, e così, in Molise, tutti alla ricerca del tartufo. Una ricerca ormai selvaggia e impari, senza regole, etica, pietà. L’importante è fare soldi e farli prima degli altri. Letteralmente, bruciando il terreno: avvelenando i cani altrui o zappando indiscriminatamente il terreno delle tartufaie così da compromettere le produzioni successive. L’Amministrazione Provinciale poi pur di incamerare soldi continua incessantemente a distribuire autorizzazioni per la raccolta del tartufo, incrementando la presenza dei cercatori sui nostri territori oramai saturi.
Ma l’avvelenamento è reato e, su segnalazione, il sindaco del territorio interessato è tenuto ad intervenire aprendo immediatamente un’indagine in collaborazione con le altre autorità competenti e provvedendo ad individuare le modalità di bonifica del luogo dell’avvelenamento nonché segnalando con apposita cartellonistica i siti e intensificando i controlli. L’OIPA Italia, chiede che venga rispettata la legge e, nello specifico, applicata l’Ordinanza Ministeriale 10 febbraio 2012 recante “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche o di bocconi avvelenati”. Chiede inoltre che il Prefetto, in quanto tale e in quanto competente, predisponga al più presto il tavolo coinvolgendo la Protezione Animali stessa nella pianificazione delle azioni.
Vi è inoltre un reale rischio all’incolumità dei ricercatori stessi che spesso si imbattono, come avvenuto, in cacciatori senza scrupoli che sparano all’impazzata contro qualsiasi bersaglio mobile. Alla luce di tutto ciò l’OIPA Italia chiede che venga sospesa temporaneamente la ricerca al tartufo soprattutto per dare un segnale forte a quei ricercatori inesperti e senza regole che stanno letteralmente distruggendo il nostro territorio a discapito dei tanti professionisti rispettosi invece delle regole e del prezioso prodotto Molisano.

OIPA Italia Onlus Sez. Campobasso

Gatti avvelenati e spariti, allarme a Pordenone

colonie-felineGatti spariti e altri trovati agonizzanti in provincia di Pordenone nelle colonie di Porcia e Pasiano, atti intimidatori diretti a chi se ne prende cura. L’associazione Dingo di Pordenone, nella colonia felina di Porcia, situata nella zona industriale di Talponedo, ha scoperto due gattini agonizzanti e la sparizione di altri esemplari dei venti censiti. Il sospetto è che qualcuno abbia disseminato veleno provocando la morte dei poveri gatti. Già a marzo scorso erano scomparsi nel nulla cinque felini della stessa colonia. A Pasiano, tre signore sono state prese di mira da ignoti con minacce e atti di vandalismo. Nei giorni scorsi – come racconta il quotidiano.net  – sono stati rinvenuti dei biglietti minatori e alcuni dei dodici gatti accuditi dalle sorelle sono stati trovati morti. A maggio scorso, inoltre, mani ignote avevano distrutto la porta d’ingresso e quella laterale della loro abitazione. Andrea Zanoni,  vice Presidente dell’Intergruppo per il Benessere e la Conservazione degli Animali al Parlamento europeo ha affermato: «Sono vicino alle tre sorelle di Pasiano e ai volontari della Dingo. Siamo di fronte a delinquenti senza scrupoli che mettono a rischio anche i bambini che,inconsapevoli, possono entrare in contatto con i veleni disseminati sul terreno. L’avvelenamento costituisce un doppio reato: configura sia il maltrattamento di animali, sia l’uso di esche e bocconi avvelenati e sono previste sanzioni penali. Invito gli inquirenti a compiere indagini serrate per fermare queste persone pericolose che stanno mettendo a rischio la vita altrui, sia animale sia umana».

San Marino: 30 cani avvelenati, caso archiviato

bocconi_avvelenati111111Delusione profonda per l’archiviazione da parte del Tribunale unico di San Marino sul caso degli avvelenamenti ai danni di trentina di cani che ad oggi, a distanza di due anni e mezzo, resta impunito. La esprime l’Apas, Associazione sammarinese protezione animali. E non solo: solleva anche perplessità sull’operato della magistratura così come delle istituzioni per le promesse mancate. “Resta il dubbio – scrivono gli animalisti – che il fascicolo in tutto questo tempo non abbia ricevuto da parte del competente magistrato la dovuta attenzione”. E ancora: “Da parte delle istituzioni nonostante le sollecitazioni giunte dall’associazione e da tantissimi cittadini, le promesse fatte, anche a mezzo stampa, per dotare le forze dell’ordine di dispositivi tecnologici volti ad agevolare le indagini, sono cadute nel nulla, segno evidente che il problema non era cosi’ sentito”. Nel frattempo, “il colpevole continua ad essere a piede libero”, lamenta Apas che ricorda però come un fascicolo archiviato non preveda nell’immediato la prescrizione del reato e invita “chi ritiene di avere elementi utili di farli pervenire, anche in forma anonima”.

Benevento: bocconi avvelenati nel giardino, madre e figlio rinviati a giudizio

Img1-55885.jpgMadre e figlio sono stati rinviati a giudizio dalla Procura della Repubblica di Benevento per aver disseminato nel loro giardino e in quello della vicina polpette di carne avvelenate.
I fatti risalgono a febbraio 2012 quando una signora residente a Castelvenere (Benevento) notava nel suo giardino una polpettina di carne e avvertiva la Questura di Benevento che, inviata una volante sul posto, ne constatava la presenza e ne rinveniva altre due. Ulteriori accertamenti degli agenti nel giardino confinante portarono alla scoperta di altre polpette e, interpellati i proprietari, questi dichiaravano che le polpette erano state da loro preparate con pezzi di vetro e veleno perché i gatti stavano distruggendo il loro giardino.

Le analisi dell’Istituto Zooprofilattico del Mezzogiorno hanno confermato la presenza di veleno. Così madre e figlio dovranno rispondere di tentata uccisione di animali perché in concorso tra loro e in modo non equivoco hanno compiuto atti – preparazione e spargimento di bocconi avvelenati – destinati a togliere la vita a animali domestici.

La LAV si è costituita parte civile nel processo: “il problema dei bocconi avvelenati è un emergenza nella provincia Benevento come dimostrano anche i recenti episodi che si sono susseguiti in particolare nel Sannio, costati la vita a tanti animali. – dichiara Ilaria Innocenti responsabile settore Cani e Gatti LAV e continua –Spargere bocconi avvelenati è vietato dalla legge ed è estremamente pericoloso anche per la salute pubblica e per l’ambiente”.

“Ringraziamo l’avvocato Cipriano Ficedolo del foro di Benevento, che ci assiste, e la Questura di Benevento che ha condotto indagini puntuali e accurate grazie alle quali si è giunti al rinvio a giudizio, e ci auguriamo che il processo si concluda con pene esemplare per gli imputati”, aggiunge Ilaria Innocenti.

Considerati i numerosi casi di avvelenamento che stanno mietendo numerose vittime animali nel beneventano, e la potenziale pericolosità per i cittadini derivata dallo spargimento di bocconi avvelenati nell’ambiente, infine, la LAV chiede al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Nunzia De Girolamo, di intervenire, anche in collaborazione con il Ministero della Salute, affinché, siano prese tutte le misure di prevenzione, controllo e sensibilizzazione che un problema così serio rende assolutamente necessarie.

Allarme a Bibione: due cani morti avvelenati, il terzo si salva

90-bocconi-avvelenati_270x202_c.jpgTre casi di avvelenamento di cani accertati a Bibione. Nella località balneare, l’ultima a farne le spese a causa delle esche avvelenate è stata una yorkshire di una coppia di turisti tedeschi, che è deceduta lunedì scorso, dopo aver ingerito un boccone velenoso a Bibione Pineda. Le autorità però rassicurano e parlano di “casi isolati”. Tra le ipotesi prese in considerazione dai vigili urbani che monitorano la situazione senza aver avviato indagini in assenza di denunce, anche il fatto che i cani deceduti possano aver addentato esche per topi. Il secondo cane deceduto, di nome Lola, era di proprietà di una negoziante di Conegliano, che da poco ha riaperto l’attività a Bibione Pineda. Un altro caso si è registrato nel parco di Lido dei Pini, ma questa volta fortunatamente il cane è stato portato in tempo dal  veterinario e si è salvato.

«Quei bocconi avvelenati», sottolinea l’assessore Luca Marchesan, «possono finire anche in bocca ai bambini piccoli. Per cui abbiamo elevato al massimo il livello di attenzione. Siamo un pò preoccupati. È davvero spiacevole che si sia verificato un simile episodio che condanniamo con fermezza.

Potenza, cani da tartufo avvelenati: ombra sui “tartufari”

fg5.jpgNei giorni scorsi a Calvello in provincia di Potenza, secondo quanto riportato dal giornale La Gazzetta del Mezzogiorno“, sono morti avvelenati almeno cinque cani di proprietà, per la maggior parte cani da tartufi. Tra i cercatori circolano voci che a preparare i bocconi avvelenati siano proprio altri tartufari, scoraggiando in questo modo altri appassionati a recarsi con i propri cani nei boschi, per tenere i tartufi tutti per sè.

Nel frattempo a Pignola, nella frazione Pantano, zona tristemente nota per molti episodi di crudeltà verso i randagi, cinque cani sono stati avvelenati. Uno purtroppo è morto e gli altri sono sotto flebo, curati dai volontari dell’associazione Dna, che rivolge un accorato appello al Sindaco di Pignola e a tutti i Sindaci lucani a intraprendere iniziative di maggiore controllo del randagismo, con indagini approfondite sugli autori del terribile gesto e di intervenire con azioni risolutive.

Altri avvelenamenti si sono registrati sempre a Sant’Antonio La Macchia nei giorni scorsi, con una decina di cani di proprietà presi di mira, a distanza di dieci giorni da un altro avvelenamento di randagi e cani di proprietà.

Avvelenò alcuni cani: pensionato di Roma denunciato

Immaginedsss.jpgRoma. Un ottantenne residente nel quartiere di San Basilio, nelle vicinanze del parco di via S. Giovanni in Argentella, aveva prima minacciato, davanti a testimoni, alcuni proprietari che portavano a spasso i loro cani nella zona verde. L’anziano, che si era appropriato indebitamente di un tratto del parco comunale, dalle parole passò ai fatti, gettando alcuni bocconi avvelenati nel parco, causando la morte di almeno 3 cani. Il succedersi degli avvenimenti ha insospettito i proprietari dei cani, che a quel punto hanno deciso di sporgere una formale denuncia alla Polizia. Sono stati proprio loro a mettere gli investigatori del commissariato San Basilio sulle tracce di un pensionato. Durante le verifiche a casa dell’uomo, gli investigatori hanno rinvenuto e sequestrato diverse confezioni di diserbanti e veleni, usati in agricoltura, compatibili con i risultati delle analisi post morte sugli animali effettuati dai medici di laboratorio. Per l’anziano è scattata la denuncia e dovrà rispondere dell’uccisione di tre cani.

Foto dal web

Vacri: bocconi avvelenati nei giardini e nelle campagne

STOP_bocconi_avvelenati_207257320-300x298.jpgNelle ultime due settimane alcune polpette avvelenate sono state gettatenei giardini privati o abbandonate nelle campagne di Vacri (provincia di Chieti). Obiettivo di questi delinquenti sono cani e gatti, di proprietà o randagi, ma a rischio sono anche bambini. Un cane è morto dopo aver ingerito un boccone avvelenato, uno invece è ricoverato in gravi condizioni in clinica veterinaria e tre si sono salvati in extremis, dopo che i loro padroni hanno scoperto in tempo i bocconi. I proprietari hanno sporto denuncia ai carabinieri di Bucchianico. Il sindaco, Antonio D’Aristotile, annuncia un’ordinanza per ricordare gli articoli del Codice penale che puniscono gli avvelenatori.

Ultime vittime sono state due cagnette nella frazione di Sant’Agata mentre erano nel giardino recintato di casa. «Una si è salvata, l’altra è purtroppo in fin di vita. Devono fermarli e fare in modo che i colpevoli paghino per questo crimine orrendo esercitato contro esseri indifesi», dichiara la proprietaria sul Centro.it.

Farra di Soligo (Tv): bocconi avvelenati, morti 3 cani

nv.jpgTre cani morti avvelenati negli ultimi giorni a Farra di Soligo (Tv), nelle aree boschive tra Col San Martino e Miane, con il terzo caso segnalato pochi giorni fa. Rabbia e indignazione tra i cittadini, che hannno visto morire i propri animali dopo aver ingoiato pezzetti di pollo intrisi di veleno. Il sindaco di Farra, Giuseppe Nardi denuncia la strage e lancia l’appello: «Chiediamo a tutti i proprietari di cani di prestare attenzione, di portarli a spasso con il guinzaglio o in ogni caso di controllarli. E, se notano cibo abbandonato o qualcosa di sospetto, di avvisare subito il Comune».

La prima segnalazione al comune è arrivata dai proprietari di un labrador di due anni, che durante una passeggiata con il loro cane in località Fardel a Col San Martino, questo avrebbe mangiato un boccone sospetto trovato lungo il sentiero. Poi sono iniziati i problemi per il cane, che ha iniziato a mostrare chiari sintomi da avvelenamento. Il labrador non ce l’ha fatta ed è deceduto poche ore dopo aver ingoiato il boccone. Stessa sorte per una cagnolina di una famiglia di Farra di Soligo. In entrambi i casi il veterinario ha identificato i sintomi da avvelenamento. I bocconi sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico di Treviso, per identificare la sostanza tossica letale. Gli episodi sono stati segnalati anche ai carabinieri, alla Protezione civile e all’Usl 7. L’ area verrà perlustrata con la Protezione civile alla ricerca di altri bocconi. Per ora nessun sospetto.