23/04/2012
Canada: uccise piu di 50 husky, accusato agente turistico
Ha provocato "dolori e sofferenze inutili" facendo uccidere oltre 50 cani Husky (leggi news). Questa l'accusa che le autorità canadesi muovono contro Robert Fawcett, proprietario di un'agenzia turistica che aveva utilizzato gli Husky come cani da slitta per trasportare i turisti durante le Olimpiadi invernali di Vancouver nel 2010. La storia risale all'anno scorso ma ora l'accusa è stata formalizzata nei confronti di Fawcett. I cani furono abbattuti a fucilate o accoltellati perché "colpevoli" di non essere più utili e costavano troppo in termini di mantenimento. Per questo vero e proprio 'massacro' le autorità puntano ora il dito contro Fawcett: la storia, che ha provocato sconcerto non solo in Canada ma anche negli altri paesi, è emersa quasi per caso e ha portato a due indagini parallele della Polizia e della Società per la prevenzione della crudeltà contro gli animali. Non solo Fawcett avrebbe fatto uccidere i cani (due suoi impiegati sarebbero gli esecutori materiali della strage degli animali), ma avrebbe anche ricevuto una somma come risarcimento per lo stress subito proprio per il massacro. Il resto lo ha fatto il suo avvocato pubblicizzando via internet le sue capacità professionali, essendo riuscito persino ad ottenere l'indennizzo e offrendo le sue prestazioni per risolvere casi analoghi.
(Ansa)
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22/04/2012
Milly, il Chihuahua piu piccolo del mondo
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21/04/2012
Lav e Sindaco contro ex lager di Commessaggio: ma Platto non molla
Qualcuno forse ricorderà la brutta storia legata alla struttura adibita a canile/allevamento situato in Strada Viagrande a Commessaggio (Mantova). Nel luglio 2008, dopo tantissimi anni di battaglie, denunce, ordinanze di sgombero, segnalazioni ed interrogazioni parlamentari, su mandato della Procura della Repubblica di Mantova, è avvenuto il sequestro della struttura privata denominata "Concentramento Platto". E poi finalmente nel 2009, il titolare della struttura, Giuliano Platto, era stato condannato per aver detenuto centinaia di animali in un ambiente non rispettoso delle norme igienico-sanitarie. Quasi tutti cani da caccia, Petit Bleu, Grand Bleu, Beagle Harrier, Spinoni Italiani, Segugi, Drahthaar. Probabilmente venivano smerciati a cacciatori in zona e non solo.
Assurde le situazioni di (non) vita di molti cani: sottovasi al posto delle ciotole, cucce fatiscenti, alcuni cani legati con pochi centimentri di catena, cani ai limiti della cachessia, costretti a convivere con i loro escrementi, imprigionati in quel lager affollato. Cuccioli, adulti, anziani. Gran parte erano infestati da parassiti, dei cuccioli avevano sviluppato la gastroenterite, giardia, coccidi, gli anziani erano deperiti e i giovani mostravano tumori e piaghe. Cuccioli che morivano poiché le mamme erano talmente magre che non avevano il latte da dare a loro. Sempre come dichiarato dall’ASL, dove poteva tenere al massimo 46 cani, l’imputato ne deteneva 333. I cani presenti nel 2003 erano 136, passati ai 333 al momento del sequestro.
Il 21 aprile 2010 in Cassazione si è tenuto l’ultimo grado di giudizio, La Corte ha rigettato per intero il ricorso dell’imputato, confermando così la condanna di primo grado. L’ASL di competenza aveva poi ufficialmente e definitivamente trasferito la proprietà di TUTTI i cani ai loro affidatari, togliendo così, per sempre, il nome della persona condannata.
Ma ora a distanza di qualche anno, sembra che Giuliano Platto abbia ripreso la sua "attività", con circa 46 cani presenti nella struttura. Ne da notizia la Lav di Mantova sulle pagine della Gazzetta di Mantova, che non ci stà. Gli avvocati dell'associazione animalista hanno inviato un’istanza di sgombero del canile, al sindaco Andrea Sanfelici, che da ragione agli animalisti: «dopo la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Platto, il Comune non ha rilasciato alcuna autorizzazione al canile e negli ultimi mesi abbiamo multato due volte i gestori, per una somma di duemila euro. L’amministrazione non starà con le mani in mano, conclude il Sindaco».
Stefano Mondini, responsabile Lav Mantova, dichiara: «È necessario evitare un nuovo concentramento abusivo di cani, e il ripetersi di situazioni di estremo disagio per gli animali coinvolti, il reato di maltrattamento non è confinato alle sole lesioni dell’integrità fisica, ma riconducibile anche a sofferenze di carattere ambientale, comportamentale o etologico, comunque capaci di nuocere agli animali in quanto esseri senzienti».
«La struttura, da recenti verifiche, oltre che priva delle necessarie autorizzazioni, risulta non in linea con le numerose prescrizioni dettate dall’Asl. Inoltre, dal 2009 sono state staccate dalla stessa Asl decine di sanzioni, a causa delle irregolarità riscontrate durante vari sopralluoghi. Il canile è seguito dalla moglie del precedente gestore della struttura, che nel 2008 fu denunciato proprio da noi».
Platto, dal canto suo, in risposta all'attacco lanciato dalla Lav e dal Sindaco, si difende: «sono pronto a confrontarmi con tutti, non ho nulla da nascondere. I cani mi vengono ceduti regolarmente dai cacciatori che non sanno più cosa farsene. Con mia moglie li accudiamo ed evitiamo che facciano una brutta fine. Nel 2008 è cambiata la legge regionale e l’Asl non mi ha lasciato nemmeno il tempo di adattare la mia struttura alle nuove norme, di sistemare gli animali in gabbie più grandi: me li hanno portati via tutti. Da allora ho ricominciato praticamente da capo, seguo tutte le prescrizioni dell’Asl. Ma c’è chi continua a dire che io maltratto i cani. Vengano a trovarmi, io non ho niente da nascondere».
Come andrà a finire?
In foto, Nestor, un segugio che arrivava dal sequestro, preso in carico dall'Ass. Lamento Rumeno Onlus nel 2008. A lui gli avevano dovuto amputare la zampa anteriore.
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20/04/2012
Cane scopre un lager di cani da caccia: 10 chiusi in una gabbia - VIDEO
Rinchiusi dentro ad una gabbia arrugginita, in mezzo al bosco, alla periferia di Almenno San Bartolomeo (Bergamo). Dieci cani da caccia, tra cui segugi e beagle, passavano le giornate dentro a quel togurio creato dal proprietario (o forse dai proprietari) cacciatore, lontano da occhi indiscreti. Forse nessuno se ne sarebbe mai accorto, se non un cane. Attila, un meticcio di sei anni, che sabato pomeriggio stata facendo una passeggiata con la sua proprietaria, è stato attirato dai lamenti dei cani segregati e ha cosi condotto la sua padrona fino al gabbione nascosto tra gli alberi. Poi è partita una segnalazione all' Oipa, che si è attivata immediatamente.
Questo è il comunicato dell'Oipa di Bergamo, diffuso nel sito www.oipa.bergamo.it: "A seguito di una segnalazione riguardo a cani detenuti in condizioni non idonee in un bosco ad Almenno San Bartolomeo (BG), la sezione OIPA di Bergamo ha effettuato un sopralluogo individuando, immerso nel bosco e quindi difficilmente raggiungibile, un lager in miniatura: una gabbione arrugginito suddiviso in tre angusti spazi all’interno dei quali sono rinchiusi 10 cani di caccia, per la maggior parte beagle, tra cui un cucciolo di circa 4 mesi. Accanto alla gabbia, una grossa mannaia conficcata in un ceppo di legno, probabilmente utilizzata per scuoiare gli animali cacciati. La gabbia non ha una tettoia che ripari gli animali dalle intemperie, ma solo un telo di plastica di dimensione insufficiente a coprirli tutti, tanto che i cani sono stati trovati completamente bagnati a causa della pioggia che ha sferzato la Lombardia nelle ultime settimane. Non hanno infatti altro riparo se non alcune piccole cucce in legno, anch’esse completamente inzuppate d’acqua, come del resto tutto l’interno della gabbia. I cani hanno potuto bere solo grazie all’acqua piovana, ritrovata putrida all’interno delle ciotole, in quanto un ulteriore sopralluogo effettuato in una giornata asciutta ha permesso di verificare che le ciotole, anche quelle probabilmente destinate al cibo, erano altrimenti vuote. Non è stato possibile verificare lo stato di salute degli esemplari, se non rilevare che un beagle riportava un evidente ferita sulla schiena e che il cucciolo era evidentemente terrorizzato".
I volontari hanno distribuito acqua e cibo sia domenica che lunedì. L'esposto alla stazione del Corpo Forestale di Almenno San Salvatore è stato formalizzato mercoledì mattina. Le guardie sono intervenute e ora sono al lavoro per identificare il proprietario; per oggi è previsto un secondo intervento sul posto, durante il quale con ogni probabilità sia gli animali che la gabbia saranno posti sotto sequestro. «Se non fosse stato per Attila, nessuno si sarebbe accorto di nulla, riferisce Davide Ambrosone, delegato OIPA Bergamo e purtroppo non è la prima volta che capita, sempre ad Almenno.
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19/04/2012
Heineken sponsor di combattimenti tra cani? Noi non c'entriamo
Nei giorni scorsi la foto della pubblicità della Heineken attorno ad un ring dove si stava svolgendo un combattimento fra cani, aveva fatto il giro del web e fra i principali social network. Indignati gli animalisti ma non solo, in molti avevano espresso il loro pensiero nella pagina fan dell'azienda olandese, oltre ad aver aperto anche una petizione contro questa barbarie. Ma la risposta della Heineken non si è fatta attendere, dove gia due giorni fa dichiarava di «essere scioccata e delusa per l'accaduto». E specifica: «l'avvio urgente di un'indagine». E si è scoperto dove è stata scattata la foto incriminata: in un locale notturno in Mongolia. Ma, allo stesso tempo, conferma che il combattimento tra cani è avvenuto. «I poster della nostra azienda - si legge nel comunicato diffuso sul loro sito - sono visibili perché la sera prima c'è stato un evento promozionale e non si è provveduto a rimuoverli e che l'evento di promozione non aveva nulla a che fare con gli animali o con i combattimenti».
All’azienda non sono bastate le scuse del proprietario del locale che è stato immediatamente privato della licenza e delle forniture di birra. Dalla Heineken è arrivato anche l’invito agli utenti a segnalare altri episodi simili. «Quella foto è lontanissima dalle nostre politiche aziendali. Addirittura non sponsorizziamo nemmeno la boxe».
E i combattimenti chi li ferma?
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